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Restauratore

23 October 2011

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Il restauratore può lavorare come dipendente all'interno di una struttura pubblica o, più spesso, in forma autonoma o all'interno di un'impresa specializzata. Interventi di grande portata o particolarmente difficili sono in genere frutto della cooperazione tra diversi professionisti (chimici, storici dell'arte, ecc.).
Questa figura svolge la propria attività in laboratorio o nel proprio studio, qualora il manufatto sia trasportabile; lavora invece in condizioni più disagiate (all'aperto, su impalcature, in strutture sotterranee, ecc.), nei casi in cui lo spostamento dei beni sia impossibile per le dimensioni, la fragilità o la natura stessa dell'opera.
L'orario dei dipendenti è definito dal contratto e, in genere, non supera le otto ore giornaliere; per chi opera in forma autonoma o in alcune fasi del restauro, i ritmi di lavoro possono intensificarsi.

Sul fronte occupazionale, interessanti occasioni possono nascere nei settori meno tradizionali come, ad esempio, il restauro di strumenti musicali, di pellicole cinematografiche o di vecchi documenti sonori. Hanno anche buone prospettive i diplomati dell'Istituto Centrale del Restauro che costituiscono società specializzate, anche in forma cooperativa, in grado di unire professionalità diverse. Sono frequenti anche le opportunità di lavoro all'estero grazie all'ottima reputazione dei restauratori italiani.
A parte alcuni settori in cui tradizionalmente prevalgono gli uomini (ad esempio nel restauro dei mobili d'epoca), la professione è caratterizzata da un'elevata presenza femminile, che rimarrà costante anche in futuro.
Figure vicine al restauratore sono: l'archivista, il bibliotecario e l'archeologo.

Data: 01/04/2009
Fonte: Isfol, (elavorazione redazionale)

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PROFILO

Il restauratore realizza interventi sui materiali costitutivi di un bene culturale e opera nel rispetto dei principi della conservazione, della collocazione storica e temporale dell'opera, dei valori tecnici e creativi espressi all'artista.
I compiti di base dei restauratore consistono nel realizzare interventi diretti. Propedeutiche all'intervento sono le analisi sullo stato di conservazione dell'opera e sulle condizioni ambientali, materiali e tecniche dei manufatto.
Questo esame conduce anche alla compilazione di una scheda di restauro; a questa prima ricognizione fa seguito la progettazione degli interventi tesi a eliminare o, almeno, arrestare, il danno rilevato.
Tali interventi procedono generalmente attraverso la pulitura del manufatto, la reintegrazione delle parti colpite e con l'applicazione di materiali protettivi. A conclusione dell'intervento viene generalmente redatta una documentazione del lavoro svolto, con testimonianze grafiche, fotografiche, filmate e gli esiti delle analisi chimiche.

Una parte significativa dei compiti del restauratore è rappresentata dalla gestione degli aspetti economici e organizzativi dei lavoro. Da un lato può essere infatti necessario definire un preventivo dei lavori, dall'altro - soprattutto negli interventi di notevoli dimensioni - può essere necessario interagire o coordinare diverse professionalità. Il restauro ha almeno 40 aree di specializzazione, le più importanti sono quelle in:

- archeologia;
- ceramica mosaica;
- tessuti
- dipinti su tela e tavola;
- dipinti murali;
- materiale ligneo (dorato e policromo);
- mobili;
- metalli;
- materiali lapidei;
- carta;
- libri;
- strumenti musicali.

Inoltre, il restauratore che opera nella Pubblica amministrazione ha il compito di collaborare alle attività di vigilanza, ispezione, controllo, collaudo a supporto di altre professionalità appartenenti a laboratori scientifici pubblici o privati. Collabora, inoltre, all'esame e alla valutazione dei sistemi di intervento e di materiali utilizzati. Il restauratore può trovare lavoro presso i laboratori di restauro delle Sovrintendenze per i beni artistici e storici, per i beni librari e archivistici, per i beni archeologici.
Sono inoltre possibili impieghi anche all'interno dei musei civici e nelle gallerie d'arte. Un'altra opportunità di lavoro è offerta dalle botteghe artigiane di restauro, cui la Pubblica amministrazione affida in appalto interventi di recupero.
Il restauratore può svolgere la propria attività anche come libero professionista. In realtà è più facile che l'attività venga svolta individualmente se ci si occupa di oggetti - come ad esempio dipinti, scultura, ceramiche ecc. - mentre le imprese di ampie dimensioni sono più adeguate agli interventi nel restauro archeologico e architettonico che, data la complessità dei lavori, solitamente comportano un'organizzazione più articolata.
Riguardo alle tecnologie impiegate, si osserva una notevole diversificazione a seconda del tipo di manufatto su cui viene effettuato l'intervento di restauro. L'uso di macchinari non è tuttavia mai molto ampia. Per quanto riguarda gli aspetti diagnostici si utilizza il pinacoscopio, un microscopio mineralogico.
L'informatica ha numerose applicazioni in questo campo, anche se ancora poco diffuse, come, ad esempio, nella documentazione, nella creazione di banche dati oppure nell'elaborazione di immagini in fase progettuale.

Data: 01/04/2009
Fonte: Isfol (elaborazione redazionale)

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REQUISITI

Per un restauratore sono fondamentali le competenze in:

- storia dell'arte e delle civiltà;
- metodi di ricerca e di documentazione;
- conoscenza della tecnologia dei materiali;
- teoria della conservazione;
- storia e tecnologia della conservazione restauro;
- chimica, biologia e fisica dei processi di deterioramento e dei metodi di conservazione.

Oltre alle lezioni di teoria dovrebbero essere presenti nel curriculum formativo di ogni restauratore anche sperimentazioni in laboratorio. Molto è infatti affidato all'esperienza pratica che, assieme alle conoscenze teoriche, consentono a questa figura di analizzare lo stato di conservazione dell'opera e di connettere tale stato con le condizioni ambientali, materiali e tecniche dei manufatto.
Il restauratore deve inoltre possedere la capacità di progettare interventi adeguati all'eliminazione dei danni rilevati. é essenziale una notevole abilità manuale, tale da consentire la traduzione delle conoscenze generali in azioni specifiche basate su interventi diretti o effettuati a mezzo di strumenti appropriati, mentre è necessaria una elevata specializzazione relativa alla tipologia di manufatti su cui intervenire.

Data: 01/04/2009
Fonte: Isfol (elaborazione redazionale)

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FORMAZIONE

La formazione dei restauratore è stata - ed è ancora in parte - affidata ad una trasmissione del sapere di carattere artigianale, fortemente legata alle modalità tradizionali dell'apprendistato, della permanenza prolungata presso la bottega di un maestro, oppure si caratterizzava come un mestiere tramandato da padre in figlio.
Una parte significativa della formazione è, ancora oggi, garantita dall'esperienza sul campo. Questo lavoro genera, infatti, continuamente modifiche cognitive in quanto non esiste quasi mai un restauro uguale all'altro, pertanto ogni opera può porre specifici problemi che vanno conosciuti e risolti di volta in volta e che arricchiscono progressivamente il bagaglio di conoscenze della figura professionale.
Tuttavia, se in passato il restauratore era privo di uno specifico bagaglio culturale, oggi questa figura deve essere dotata di un'adeguata preparazione, di una profonda conoscenza delle tecniche di intervento e conservazione e di una particolare sensibilità artistica e critica.
A questo proposito si stanno moltiplicando le iniziative di formazione svolte da numerose istituzioni anche di tipo accademico.
Particolarmente significativa è la laurea in Conservazione e restauro del patrimonio storico-artistico o il diploma post secondario di durata quadriennale di una delle Scuole di alta formazione del Ministero dei Beni Culturali.
Altri enti formativi importanti sono l'Istituto centrale del restauro, l'Opificio delle pietre dure e l'Istituto centrale per la patologia del libro.

Data: 01/04/2009
Fonte: Isfol (elaborazione redazionale)

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SBOCCHI PROFESSIONALI

I restauratori in Italia sono all'incirca 4.000, divisi per diverse specialità di intervento. Il settore è in continua espansione e le prospettive di lavoro e occupazione sono decisamente interessanti.
L'attenzione crescente nei confronti dei beni culturali, lo stanziamento di fondi anche privati sotto forma di sponsorizzazioni per la loro conservazione, la quantità di beni di vario tipo trascurati e in stato di degrado e la necessità economica di valorizzarli anche per fini turistici potranno offrire nell'immediato futuro buone opportunità di lavoro. Inoltre, del patrimonio artistico presente in Italia, solo il 36% è esposto al pubblico nei musei.
Di questi, per di più, solo il 15% possiede un proprio laboratorio di restauro.
Ulteriori opportunità occupazionali potranno derivare da eventuali nuove specializzazioni di cui si avverte già l'esigenza come, ad esempio, il restauro dei film, delle fotografie, dei tessuti o il restauro di opera d'arte contemporaneo.
Il grado di occupabilità de restauratore dipenderà sempre più dal curriculum formativo ma soprattutto dalle reali capacità di intervento che questi soggetti saranno in grado di assicurare. Il mix con altri titoli di studio non sempre aumenta la possibilità di inserimento professionale. Talvolta, infatti, il possesso della laurea costituisce un elemento di diffidenza da parte del committente pubblico, che vede nel restauratore una sorta di concorrente.

Riguardo all'accesso al ruolo, per quanto riguarda gli impieghi nella pubblica amministrazione, è necessario superare un concorso pubblico per titoli, esami e prova pratica nel settore di specializzazione, mentre per i restauratori indipendenti è necessaria l'iscrizione alla Camera di commercio qualora operino su committenza pubblica. I requisisti che il restauratore deve avere per operare nell'amministrazione dello Stato sono:

- un diploma di scuola secondaria superiore (maturità, maturità artistica, geometra e perito nelle varie specializzazioni);
- un attestato relativo al superamento di un corso universitario di specializzazione della durata almeno annuale;
- la conoscenza corrente di una lingua straniera.

La mobilità professionale nell'ambito dell'amministrazione statale dei beni culturali è possibile attraverso il passaggio dal ruolo di Assistente restauratore (VII qualifica funzionale) a quello di Capo tecnico restauratore e le condizioni che consentono tale progresso di carriera sono essenzialmente rappresentate da anzianità e da carenze di organico. Sempre nell'ambito della Pubblica amministrazione sono possibili passaggi da uno all'altro istituto (ad esempio, musei) e tali trasferimenti consentono spesso di accedere ad ambiti di intervento più adeguati alla propria specializzazione o al proprio campo di interesse.

Per chi lavora in proprio il compenso è stabilito in funzione dell'impegno e della difficoltà degli interventi: il guadagno annuo di un professionista affermato può arrivare a 80 mila euro lordi.

Data: 01/04/2009
Fonte: Isfol (elaborazione redazionale)

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PER SAPERNE DI PIU'

Per avere maggiori informazioni sulla figura professionale del restauratore è possibile contattare:

- Federculture
piazza Cavour 17
00193 Roma
tel. 06 32697511 fax 06 32120269
e-mail: rete@federculture.it
sito web: www.federculture.it.
Federculture è l'associazione nazionale dei soggetti pubblici e privati che gestiscono le attività legate alla cultura e al tempo libero. Opera come sistema-rete per accompagnare i processi di crescita e di sviluppo del settore, in una logica di qualità ed efficienza. Svolge un ruolo importante di supporto alle realtà locali nella promozione di una gestione efficiente ed efficace di musei, teatri, impianti sportivi, biblioteche, parchi, aree archeologiche e sistemi turistici.

- Ari, Associazione restauratori d'Italia
via Giolitti 177
00185 Roma
tel. 06 4463655 fax. 06 4463655
e-mail: ariit@tin.it
sito web: www.ari-restauro.org
L''associazione fondata a Firenze nel 1985 promuove il riconoscimento e la tutela della professione del restauratore di Beni culturali e contribuisce alla sua qualificazione professionale attraverso l'organizzazione di incontri, convegni e la promozione di iniziative utili.

Data: 01/04/2009
Fonte: Isfol (elaborazione redazionale)

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