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Produttore

Da anni il cinema italiano è in crisi; oggi vengono investiti circa 300 miliardi all'anno per la produzione di 60 pellicole nazionali, contro le 250 prodotte a metà degli anni sessanta. Un periodo di ripresa ci fu negli anni ottanta, quando il nostro cinema riconquistò il 44% del mercato nazionale, superando il 41% degli Stati Uniti; da allora la discesa è stata inesorabile fino ad arrivare al 14,2% contro il 71,7% americano nel 1994. Anche il numero degli spettatori è in calo: 91 milioni di biglietti venduti nel 1995, con un calo del 7% rispetto al 1994, e una diminuzione degli incassi del 3,4%.
Il sistema distributivo italiano è ancora molto arretrato: le sale cinematografiche, scese in 15 anni da circa ottomila alle attuali 3600, sono mal distribuite sul territorio e solo un terzo si spartisce quattro quinti degli incassi nazionali.
All'estero, già da tempo si punta sulla qualità tecnica, sul comfort, sulle possibilità di prenotare i posti, sui servizi annessi come bar, ristoranti, negozi e parcheggi, mentre in Italia tutto questo è ancora assente a causa di un'eccessiva frammentazione della proprietà dei locali e dei servizi, che rende difficile la pianificazione e il rinnovamento. Pochi in Italia corrono il rischio di investire in un settore difficile e con una scarsa cultura imprenditoriale. Le banche, d'altra parte difficilmente finanziano iniziative destinate a bassi margini d'incasso al botteghino. Uno degli strumenti di finanziamento più importanti del cinema è costituito dalla prevendita dei diritti televisivi, a cui si aggiungono i mercati delle videocassette home-video e della pay tv.
La nuova legge sul cinema del 1994 impone i limiti di utilizzazione dei film italiani fuori le sale a: 8 mesi per l'home-video; 1 anno per le pay tv, che devono rinvestire nel cinema almeno il 10% degli utili; 2 anni per la tv. Il costo medio di un film prodotto in Italia si aggira sui tre miliardi di lire a cui si devono aggiungere i costi di promozione e distribuzione; gli incassi raramente riescono a far rientrare dalle spese. Sono quindi pochi i gruppi italiani, (Cecchi Gori, De Laurentis, Medusa, Luciano, Uip, Italia International Film, Filmauro, Istituto Luce Italnoleggi), spesso legati alla televisione, che hanno le possibilità e le risorse finanziarie per produrre film destinati al grande pubblico.
Questi gruppi dispongono delle tv e di giornali attraverso i quali promuovere le proprie pellicole o quelle straniere che distribuiscono in esclusiva; controllano anche le sale cinematografiche e possono quindi influenzare la visibilità di un film. Ai piccoli produttori restano piccoli spazi del mercato: pellicole per amatori o molto settoriali, spesso dalla limitata circolazione nelle sale. Eppure sovente le vere innovazioni partono proprio da questi ambienti o dalle cooperative di artisti, e in qualche caso riescono a battere per incassi gli stessi colossi hollywoodiani. Solo negli ultimi anni le grandi case di produzione italiane cominciano a produrre pellicole innovative e a interessarsi al cinema indipendente. Le società di produzione cinematografiche in Italia sono attualmente circa 200, di cui solo una dozzina per azioni. Al fianco dei gruppi maggiori stanno emergendo le cooperative di artisti che hanno interessato il Centro-Nord, soprattutto il triangolo Bologna-Milano-Torino; ricordiamo Bilico Film di Soldini e Soldi, lo Studio Azzurro, la società I Cammelli di Daniele Segre, la Elettric Film, la Kwk Kinowerke.
Continua a crescere il numero di società di servizio, specializzate in lavorazioni come doppiaggio, sonorizzazione, effetti speciali, montaggio e post-produzione, attività che in passato erano controllati direttamente dalle case di produzione. La grande distribuzione resta appannaggio delle filiali delle maggiori compagnie americane: United International, Warner Bros, Columbia, Tri-star, Twentieth Century Fox, Buena Vista, Artisti Associati, quasi tutte con sede a Roma. Mantengono un loro spazio pochi grandi nomi italiani: Mediaset, Filmauro, Luce, Cecchi Gori, Lucky Red, Mikado, Titanus. Ci sono poi circa 150 società di distribuzione regionale indipendente. Ogni anno in Italia si svolgono importanti appuntamenti come premiazioni e festival che, oltre a fare da cassa di risonanza per il nostro cinema, contribuiscono a mantenere un legame di primissima importanza con il mercato mondiale.
Il cinema italiano sta passando da una fase artigianale a quella industriale mentre negli addetti ai lavori sta crescendo la consapevolezza di una professionalità nuova, della necessità di maggiore attenzione al mercato e agli altri mezzi di comunicazione.

Data: 28/08/2000
Fonte: Isfol (elaborazione redazionale)

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PROFILO

Il producer, o produttore, è un professionista della comunicazione: egli è in grado di mettere d'accordo esigenze economiche e necessità creative coordinando professionisti e servizi tecnici per la produzione di audiovisivi. Se inserito in un'agenzia di pubblicità il suo ruolo è di tipo gestionale: una volta fissato il contenuto di uno spot, dal punto di vista creativo, e scelti i mezzi di diffusione, egli definisce la parte economica, organizzativa e tecnica per la realizzazione di telecomunicati o radiocomunicati.
In una prima fase preparatoria egli decide con il cliente, vagliando costi, prestigio, affidabilità ed esperienze precedenti, quale sarà il regista e la casa di produzione da interpellare. Le mansioni del produttore televisivo comprendono tutto ciò che riguarda l'allestimento di un programma: la definizione, assieme al direttore di rete, del budget, degli obiettivi di ascolto e della collocazione all'interno del palinsesto. In seguito il produttore, insieme agli autori, definisce il programma e costituisce l'équipe che lo realizzerà.
Il producer di una casa di produzione è invece più operativo: prende in mano tutto il package della produzione vera e propria, dal preventivo alla preparazione, dalle riprese alla edizione. Nella successiva fase controlla la selezione di attori e modelli, la definizione delle scenografie e dei luoghi dove girare.
Durante le riprese vigila perché siano rispettate tutte le decisioni prese e durante la post produzione supervisiona montaggio, effetti sonori e tutte le lavorazioni elettroniche che rendono l'audiovisivo pronto per la messa in onda. In seguito all'approvazione del cliente il producer controlla la qualità tecnica del materiale e si accerta che arrivi in tempo alle emittenti televisive.

Data: 01/08/2000
Fonte: Redazione

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REQUISITI

Per svolgere la professione di produttore sono necessari:

- flessibilità mentale;
- capacità di rapporto con i collaboratori e di organizzazione;
- sensibilità; - intuizione e tempestività nelle decisioni;
- attitudini manageriali;
- predisposizione alla psicologia;
- spirito d'osservazione.

Data: 01/08/2000
Fonte: Redazione

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FORMAZIONE

In Italia purtroppo non ci sono scuole qualificate che preparino alla professione di produttore. Può risultare senza dubbio utile un tipo di formazione umanistica. Presso l'Università cattolica di Milano e l'Università di Roma Tor Vergata è possibile frequentare la scuola di specializzazione in Analisi e gestione della comunicazione. L'Accademia Europea di effetti speciali di Terni organizza un corso triennale per Produttore di effetti speciali. Vi si accede dopo la scuola media superiore ed al termine è rilasciato un diploma legalmente riconosciuto.
La Nuova Accademia di Belle Arti di Milano assegna ogni anno una borsa di studio quadriennale per aspiranti producer; è opportuno contattare direttamente l'accademia per ottenere il bando di concorso. Sempre a Milano, l'Accademia di Comunicazione organizza un corso di audiovisivi pubblicitari, al termine del quale i due migliori studenti sono premiati con uno stage presso una grande casa di produzione. Presso l'Istituto superiore di comunicazione di Milano, infine, si tiene un corso triennale di audiovideo producer, con frequenza obbligatoria, cui si accede previo colloquio attitudinale.

Data: 01/08/2000
Fonte: Redazione

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PER SAPERNE DI PIU'

Maggiori informazioni sulla professione di produttore possono essere reperite presso: - NABA Nuova accademia di belle arti via Paolo Bassi 3, 20159 Milano tel. 02.6686867 fax 02.6684413 web: www.naba.it; - Accademia di comunicazione via Sardegna 35, 20146 Milano tel. 02.4815232, fax 02.48008463; - Istituto superiore di comunicazione piazza Diaz 6, 20123 Milano tel. 02.867491/8674147, fax 02.72022480; oppure consultado i seguenti testi: - Repertorio delle professioni, Roma, ISFOL, 1987; - L. Caiazza, I rapporti di lavoro nello spettacolo Roma, Ed. Buffetti, 1988; - Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 marzo 1994. Istituzione del Dipartimento dello Spettacolo, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 75 del 31/03/94; - Decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368. Istituzione del Ministero per i Beni e le Attività culturali a norma della legge 15 marzo 1997, n. 59, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 250 del 26/10/98; - La nuova Legge sul Cinema. Estratti dai decreti attuativi, Notiziario ATIC (Associazione Tecnica Italiana per la Cinematografia e la Televisione), aprile/giugno 1994.

Data: 01/08/2000
Fonte: Redazione

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Data di pubblicazione: 23/10/2011 19:21
Data di aggiornamento: 23/10/2011 19:21