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Perché conviene tornare

Il ritorno della produzione in Italia è strategico e vantaggioso: dati alla mano, l'Anie, l'associazione in Confindustria delle aziende dell’elettronica ed elettrotecnica, porta avanti una proposta per favorire il reshoring industriale sfruttando l'innovazione.

La ricetta dell'Anie prevede una sorta di scudo industriale, con un vantaggio fiscale non inferiore del 50% totale del costo del lavoro per chi rimpatria gli insediamenti produttivi. E una detassazione di tutti gli importi investiti da parte di chi riporta le attività produttive in Italia.
Del resto, le imprese dell’elettronica sono all’avanguardia in tema di reshoring: rappresentano il 20% del fenomeno in Italia, dietro solo a un settore chiave del Made in Italy come abbigliamento e calzature. Nel 40% dei casi si tratta di Pmi. I paesi da cui si ritorna sono soprattutto quelli dell’est Europa (38,5% dei casi) e Cina (30,8%), al centro della delocalizzazione degli anni scorsi. I dati si rilevano da un’indagine Anie con il contributo di Luciano Fratocchi, portavoce del gruppo di ricerca italiano Uni-Club MoRe Back Reshoring.

Ci sono spunti interessanti in relazione ai motivi per cui le imprese ritornano: chi aveva delocalizzato per risparmiare sui costi di pruduzione (86%) e lavoro (75%) ora torna per poter controllare meglio la qualità (30%), essere più vicini ai centri di ricerca e sviluppo italiani (25%), risparmiare sulla logistica (22,2%).
Altro trend importante per la competitività: l’innovazione. Le aziende protagoniste del reshoring sono anche quelle che più investono in innovazione, tecnologie, nuovi modelli organizzativi. Il settore rappresentato dall’Anie in questo caso risulta particolarmente virtuoso (rispetto alla media italiana): il 40% delle imprese del campione investe in R&S più del 4% del fatturato. Allargando la percentuale al 60%, gli investimenti restano comunque sopra il 2%. Quanto al rapporto fra innovazione e reshoring, ad esempio l’adozione di tecnologie è più alta fra le imprese che sono rientrate (al 60%), che non fra tutte le imprese associate (al 50%).
E per finire, occorre considerare il modo in cui l’innovazione è destinata a cambiare la produzione. Oggi il 90% dei processi è supportato dall’Ict. Il futuro prevede sistemi di fabbricazione intelligenti che utilizzano sensori per fornire istruzioni di lavorazione alle apparecchiature di produzione. Software, processori miniaturizzati, sensori e trasmettitori, prodotti e macchine che comunicano in wireless attraverso l’IoT (Internet of thinks), internet delle cose. In questo contesto, a fare la differenza in azienda saranno le specializzazioni e le competenze.

Leggi l'approfondimento sul reshoring industriale.

 

Data di pubblicazione: 25/08/2014 12:01
Data di aggiornamento: 25/08/2014 12:55