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Emergere dal calderone informatico!
Oggi la vita di ognuno di noi è sempre più online: immaginare una vita senza Facebook, Twitter e YouTube sembra impossibile. Aumentano le opportunità, le fonti di conoscenza e di informazione, ma crescono anche i pericoli, che rischiano di compromettere la propria credibilità. 
 
Se poi cerchiamo lavoro, diventare promotori di se stessi su Internet e ottenere il massimo dai social network è fondamentale. Diventa tutto questione di «reputazione». 10 anni fa c’erano solo la radio, la televisione, i manifesti, i giornali: la comunicazione era monodirezionale. L'arrivo del digitale ha avuto l’effetto rivoluzionario di dare voce a tutti quelli che riescono a esprimersi, consentendo a chiunque di pubblicare idee, fotografie, video e trasmettere le proprie emozioni che, se condivise, creano nicchie di consenso e seguito a singoli individui. La comunicazione è diventata a doppio senso. Come orientarsi in questo nuovo e dinamico scenario? Quali sono le regole da seguire? Come evitare i rischi e massimizzare le opportunità? In breve, come emergere da "calderone informatico",
 
A queste domande risponde Riccardo Scandellari, nel suo libro Fai di te stesso un brand. Personal branding e reputazione online (Dario Flaccovio Editore). 
La premessa è chiara e lapidaria: «Chiunque, azienda o persona fisica, da ora in avanti dovrà considerare internet e i servizi che risiedono in esso come una tecnologia indispensabile a qualsiasi attività lavorativa». Ecco allora i passi giusti da compiere per trasformare se stessi in un brand di successo.
 
  1. Accrescere la propria visibilità online
    Gli ingredienti base sono due: identità e contenuto. L’identità emerge dai contenuti di qualità pubblicati che non possonoa loro volta prescindere da questi elementi:
    • abilità di scrittura; 
    • capacità di sviluppare la ricerca online;
    • imparare a sfruttare strategicamente i media; 
    • diventare un blogger; 
    • saper ottimizzare il contenuto per farsi “pescare” dai motori di ricerca. 
    • creare contenuti semplici, originali e realmente utili: l'informazione viene sempre premiata.

      Il curatore di contenuti è un mestiere in rapida ascesa e il compenso economico varia indicativamente dai 20mila euro lordi annui per una figura junior a 35/40mila per un senior.
       
  2. Costruisci la tua carriera online.
    Chi si occupa di risorse umane utilizza i social network per cercare professionisti e, soprattutto, per trovare conferme sui candidati già presi in esame. Secondo i dati emersi da una ricerca condotta da Adecco con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, il 12% dei responsabili delle risorse umane intervistati ha escluso dei candidati per le informazioni reperite in rete. E il 55% dei selezionatori ha dichiarato di utilizzare Linkedin per il reclutamento del personale. Conclusione: curare la proprio immagine online e offline è un lavoro che non può più essere trascurato.
     
  3. Apri un blog
    Un blog consente di coltivare la propria identità senza sottostare a nessuna regola imposta da terzi. Nel blog non devono mancare gli share button per facilitare la condivisione: obbligatori quelli per Facebook, Twitter, Google+ e Linkedin, che devono funzionare da cassa di risonanza. Naturalmente, l'aggiornamento deve essere costante e frequente.
     
  4. Condividere, sempre!
    Linkedin è forse il miglior strumento per promuovere una carriera e sviluppare il self marketing. Facebook dispone certamente del bacino di utenti più grande ma è ambiguo: alcuni lo ritengono utile a fini lavorativi, altri che sia per lo svago e le relazioni leggere. Twitter ha un bacino minore ma fatto da persone con una attenzione superiore e, di conseguenza, assicura una maggiore possibilità di successo. Da non sottovalutare poi Google+.
 
Non mancano i rischi e le brutte sorprese, per questo è bene non pubblicare fotografie imbarazzanti, evitare le imprecazioni, non scrivere commenti a sfondo sessuale, non fare errori grammaticali. La foto profilo va scelta con attenzione: da evitare foto con cani e gatti, di quando si era piccoli, con simboli di partito o monumenti.
 
In conclusione: alla base del personal branding c'è la convinzione che, ampliando la propria rete sociale, ci saranno maggiori possibilità di incappare nel contatto giusto. D’altra parte, le aziende, dopo avere controllato sul web l’identità del candidato, potrebbero scoprire di avere tra le mani il talento che stavano cercando.
 
Data di pubblicazione: 26/05/2014 16:43
Data di aggiornamento: 26/05/2014 16:54