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Congedo o voucher?

La riforma Fornero (legge 92/2012) permette alle madri lavoratrici di rinunciare al congedo parentale (l’astensione facoltativa dal lavoro dopo la «maternità obbligatoria») e avere in cambio voucher per pagare la baby sitter o un contributo per pagare l’asilo nido.
Il quadro normativo relativo ai voucher figli si è completato dopo il decreto del ministero del Lavoro del 22 dicembre 2012 (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 37 del 13 febbraio scorso) e dopo i chiarimenti forniti dalla circolare dell’Inps n. 48 del 28 marzo 2013. Ecco i dettagli del beneficio e della procedura d’accesso.

L’articolo 4, comma 24, lettera b) della legge 92/2012, introduce in via sperimentale, per il triennio 2013-2015, la possibilità per la madre lavoratrice di chiedere, al termine del congedo di maternità e in alternativa al congedo parentale, voucher per acquistare servizi di baby sitting, o un contributo per far fronte ai costi della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, da usare negli undici mesi successivi al congedo obbligatorio, per un massimo di sei mesi.
Il decreto del ministero del Lavoro del 22 dicembre 2012, di concerto con l’Economia, ha definito i criteri di accesso e le modalità d’uso del contributo. L’erogazione terrà conto (articolo 10) del limite di spesa di 20 milioni di euro all’anno per ciascuno degli anni 2013, 2014, 2015.
La circolare dell’Inps n. 48 del 28 marzo 2013 indica le modalità e la tempistica dell’accesso alla prestazione, che la madre lavoratrice potrà ottenere presentando domanda, esclusivamente con modalità telematiche, allo stesso Istituto di previdenza.

L’aiuto previsto per le madri lavoratrici consiste nella corresponsione di voucher per acquistare servizi di baby-sitting o di un contributo per far fronte ai costi della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati. Questi contributi sono utilizzabili in alternativa al congedo parentale previsto dall’articolo 32, comma 1, del Dlgs 151/2011.
Il contributo ammonta a 300 euro mensili ed è erogato per un periodo massimo di sei mesi.
Il constributo è divisibile solo per frazioni mensili intere, intendendo per tali un mese continuativo di congedo che potrà essere collocato a piacere, singolarmente o in successione, purché nell’ambito degli undici mesi successivi al termine del periodo di congedo di maternità, in alternativa alla fruizione del congedo parentale. Ad esempio, se la lavoratrice ha usufruito di quattro mesi e un giorno di congedo parentale, potrà accedere al beneficio per un solo mese, avendo un residuo di 29 giorni da usare come congedo parentale.

Data: 05/05/2013
Fonte: Redazione

Data di pubblicazione: 16/10/2013 16:33
Data di aggiornamento: 16/10/2013 16:39