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Nuovi ambiti di azione per le Camere

L’articolo 4, (commi 55 e 56) della riforma del lavoro varata dal ministro Fornero (legge n. 92 del 28 giugno 2012) promuove la realizzazione di reti territoriali che comprendono l’insieme dei servizi di istruzione, formazione e lavoro. Queste reti devono collegarsi alle strategie per la crescita economica, l’accesso al lavoro dei giovani, la riforma del welfare, l’invecchiamento attivo, l’esercizio della cittadinanza attiva, anche da parte degli immigrati. 

 

La  riforma ritiene pertanto prioritarie tre azioni:

1) Sostegno alla costruzione, da parte delle persone, dei propri percorsi di apprendimento formale, non formale e informale.
L’obiettivo è individuare i fabbisogni formativi degli individui in relazione alle necessità dei sistemi produttivi e dei territori di riferimento, con particolare attenzione alle competenze linguistiche e digitali.
 

Ricordiamo brevemente che:

  • l’apprendimento formale è acquisito tramite scuole e corsi;
  • l’apprendimento non formale, attraverso mezzi che, pur non finalizzati all’apprendimento, veicolano conoscenze, come, ad esempio, le esperienze di lavoro;
  • l’apprendimento informale è legato alla vita quotidiana o alle caratteristiche dell’individuo.
  • Infine, per «competenza» si intende la capacità di mobilitare verso uno specifico obiettivo conoscenze e abilità che sono state acquisite tramite apprendimento.

 

2) Riconoscimento di crediti formativi e certificazione degli apprendimenti acquisiti.

 

3) Fruizione di servizi di orientamento lungo tutto il corso della vita.

Nella realizzazione di queste reti territoriali dei servizi la legge n. 92/2012 riconosce un ruolo molto importante alle camere di commercio quali promotrici del sistema imprenditoriale e del territorio attraverso la formazione, l’apprendimento e la valorizzazione dell’esperienza professionale acquisita dalle persone.

Dal punto di vista operativo, il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della riforma (dunque entro gennaio 2013), uno o più decreti legislativi per la definizione delle norme generali e dei livelli per l’individuazione e validazione degli apprendimenti non formali e informali, con riferimento al sistema nazionale di certificazione delle competenze.
I principi e i criteri direttivi che verranno seguiti sono:

  • Individuazione e validazione degli apprendimenti non formali e informali acquisiti dalla persona. Si intendono innanzitutto i servizi svolti su richiesta dell’interessato per valorizzare il proprio patrimonio culturale e professionale. 
  • Riconoscimento delle esperienze di lavoro quale parte essenziale del percorso educativo, formativo e professionale della persona.
  • Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni per l’erogazione dei servizi da parte dei soggetti istituzionalmente competenti in materia di istruzione, formazione e lavoro. Sono incluse anche le imprese e loro rappresentanze nonché le camere di commercio.
  • Possibilità di riconoscimento degli apprendimenti non formali e informali convalidati come crediti formativi in relazione ai titoli di istruzione e formazione e alle qualificazioni compresi nel repertorio nazionale.
  • Previsione di procedure di convalida dell’apprendimento non formale e informale e di riconoscimento dei crediti da parte dei soggetti istituzionali.
  • Queste procedure devono basarsi su principi di semplicità, trasparenza e rispettare i sistemi di garanzia della qualità e valorizzazione del patrimonio culturale e professionale accumulato nel tempo dalla persona.
  • Attuazione di riscontri e prove sulla base di quadri di riferimento e regole definiti a livello nazionale e in linea con le norme e i regolamenti dell’Unione europea.
  • L’obiettivo è assicurare, in un ottica di equità e pari trattamento delle persone, la comparabilità delle competenze certificate su l’intero territorio nazionale.

 

Data: 12/09/2012
Fonte: Redazione 

Data di pubblicazione: 11/10/2013 14:37
Data di aggiornamento: 11/10/2013 14:45