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Che cosa significa

Mettersi in proprio: che significa? “Lavoratore autonomo”, “imprenditore commerciale”, “artigiano”: qualche definizione per orientarci.
Non sempre è chiaro il significato di espressioni quali “mettersi in proprio”, “avviare un’attività autonoma” o “diventare imprenditore”.
“Mettersi in proprio” è un’espressione generica che si riferisce a tutte le attività di lavoro non dipendente: si può dire, quindi, che chiunque avvia un’attività lavorativa in forma non subordinata “si mette in proprio”.
Più difficile è distinguere l’attività di lavoro autonomo dall’attività imprenditoriale: in genere, tuttavia, si attribuiscono al lavoro autonomo delle caratteristiche diverse da quelle dell’impresa.
Tutte le attività di lavoro indipendente si possono perciò classificare, secondo le norme civilistiche e fiscali, in due categorie principali: ù

  •  attività di lavoro autonomo
  •  attività di impresa.

Per attività di lavoro autonomo si intende ogni attività lavorativa che prevede lo svolgimento di un’opera o di un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente. Secondo la normativa fiscale le attività autonome possono essere svolte principalmente nei modi seguenti: esercizio di arti o professioni; collaborazione coordinata e continuativa; lavoro autonomo occasionale.
Si considera esercizio di arti o professioni lo svolgimento di attività di lavoro autonomo per professione abituale.
Rientrano in questa categoria, ad esempio: i pittori, gli attori, gli avvocati, i medici, i commercialisti, ecc. La collaborazione coordinata e continuativa è quell’attività che, pur avendo un contenuto intrinsecamente artistico o professionale, viene svolta senza vincolo di subordinazione a favore del committente, ma in modo adeguato alle sue esigenze, nel quadro di un rapporto unitario e continuativo, senza impiego di “mezzi organizzati” (locali, macchinari, attrezzature, ecc.) e con retribuzione periodica prestabilita.
Si considera lavoro autonomo occasionale qualsiasi attività di lavoro autonomo esercitata in modo sporadico, al di fuori quindi, di rapporti a carattere unitario e continuativo (es. un medico che scrive occasionalmente un articolo su una rivista scientifica).

L’attività di impresa viene definita, dal punto di vista normativo, attraverso la nozione di imprenditore (art.2082 del Codice Civile): “E’ imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”. In base a questa definizione risulta chiaro che, affinchè vi sia impresa, devono ricorrere le seguenti condizioni:

  •  l’esercizio di un’attività economica diretta alla produzione o allo scambio di beni o di servizi;
  •  l’organizzazione dell’attività
  •  la professionalità.

L’imprenditore, al fine di distinguere la propria attività ed i propri prodotti dai concorrenti, utilizza alcuni segni distintivi tutelati dalla legge: la ditta, l’insegna e il marchio, che riguardano rispettivamente il nome, i locali e i prodotti (o servizi) dell’impresa. Nel linguaggio comune i termini impresa, azienda e ditta sono usati come sinonimi. Giuridicamente tali termini definiscono, invece, tre concetti diversi: – l’impresa è l’attività svolta dall’imprenditore – l’azienda è lo strumento necessario per svolgere tale attività: mobili, macchinari, attrezzature, ecc. – la ditta è la denominazione commerciale dell’imprenditore, cioè il nome con cui egli esercita l’impresa distinguendola dalle imprese concorrenti: così come le persone devono avere un nome e un cognome, anche l’impresa deve avere una ditta.
Il Codice Civile distingue, in base al genere di attività, due figure fondamentali di imprenditore:

  •  imprenditore commerciale
  •   imprenditore agricolo.

Il Codice inoltre, considerando le dimensioni dell’attività, menziona una terza figura che si intrinseca in parte con le precedenti è il piccolo imprenditore di cui l’imprenditore artigiano rappresenterebbe la figura più tipica. Sebbene il Codice rilevi queste distinzioni, la figura più importante che produce cioè le conseguenze giuridiche di maggior rilievo, è quella di imprenditore commerciale.

E’ imprenditore commerciale chi esercita:

  • attività industriali dirette alla produzione di beni e servizi (ad esempio una fabbrica automobilistica o un’emittente televisiva privata)
  • attività intermediarie nella circolazione dei beni (cioè le attività commerciali comunemente intese): commercio all’ingrosso, commercio al dettaglio, commercio ambulante, pubblici  esercizi commerciali (bar, ristoranti, ecc.)
  • attività di servizi: attività di trasporto per terra, per acqua o per aria, attività bancaria o assicurativa, altre attività ausiliarie delle precedenti (ad esempio agente di mediazione, di pubblicità, ecc.).

All’imprenditore commerciale è fatto obbligo di: – iscrizione nel Registro delle Imprese – tenuta e conservazione per dieci anni delle scritture contabili.
Per quanto riguarda le scritture contabili, l’imprenditore commerciale deve principalmente tenere (ai fini civilistici):

  • il libro giornale (cioè la registrazione cronologica delle operazioni compiute)
  • il libro inventari, costituito dallo “stato patrimoniale” (elenco annuale delle attività e delle passività) e dal “conto economico” (bilancio annuale dei profitti e delle perdite).

E’ considerato imprenditore artigiano chi:

  •  esercita personalmente, professionalmente e in qualità di titolare l’impresa artigiana
  •  assume la piena responsabilità dell’impresa, con tutti gli oneri e i rischi inerenti alla sua direzione e gestione
  •  svolge prevalentemente in prima persona l’attività, intervenendo, anche manualmente, nel processo produttivo.

Si considera impresa artigiana quella che:

  •  ha un numero di dipendenti non superiore a determinati limiti;
  •  è rivolta alla produzione di beni (anche semilavorati) e di servizi, ad esclusione dell’attività agricola e di intermediazione commerciale.

Al giorno d’oggi l’artigiano non è più solo il calzolaio, il fabbro ferraio o l’impagliatore di sedie. Può rientrare in questa figura giuridica, se ne ha i requisiti, anche chi offre prodotti o servizi innovativi: ad esempio fotografia industriale, pubblicità e comunicazione d’impresa, computergrafica, “DeskTop Publishing”, ecc.
Ogni imprenditore che abbia le caratteristiche dell’artigiano è tenuto a presentare domanda di iscrizione all’Albo Provinciale delle imprese artigiane, che di regola ha sede presso la Camera di Commercio.

Dall’iscrizione all’Albo derivano importanti conseguenze:

  •  l’obbligo del pagamento dei contributi per la previdenza e l’assistenza sanitaria previste a carico degli artigiani
  •  il diritto ad usufruire di sgravi fiscali non indifferenti, di finanziamenti agevolati (erogati soprattutto dall’Artigiancassa) e di altri benefici.

E’ imprenditore agricolo chi esercita una o più delle seguenti attività:

  •  coltivazione del fondo
  •  silvicoltura
  •  allevamento del bestiame
  •  attività connesse alle precedenti, cioè dirette alla trasformazione o all’alienazione dei prodotti agricoli.

Statisticamente, per classificare la dimensione di un’impresa in senso economico si considera come parametro fondamentale il numero degli addetti:

  •  fino a 10: micro impresa
  •  fino a 100: piccola impresa
  •  da 100 a 500: media impresa
  •  oltre 500: grande impresa

Ai fini delle agevolazioni le definizioni di piccole e medie imprese possono variare a seconda delle diverse normative. 

Data: 29/09/2008
Fonte: Redazione

Data di pubblicazione: 02/10/2013 15:32
Data di aggiornamento: 02/10/2013 15:40