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Nuovi sogni e antiche speranze

L’agenzia per il lavoro Openjobmetis in collaborazione con l’Istituto di ricerche Ispo hanno presentato una indagine dal titolo Nuovi sogni e antiche speranze: ritratto dell’Italia che lavora in tempo di crisi.
L obiettivo è capire meglio il punto di vista degli italiani sulle tematiche del welfare e del lavoro.
Nonostante la crisi, o forse proprio a causa di essa, nelle risposte trapela sempre una volontà di fare, reagire, impegnarsi ancora di più che lascia ben sperare. E’ poi interessante notare come il 61% degli intervistati è convinto che nel prossimo futuro aumenterà la flessibilità ma non la teme, sintomo di una maggiore consapevolezza sulle opportunità che una maggiore mobilità può portare.
La ricerca avverte che dal 2009 ad oggi si è registrato un calo della fiducia dei lavoratori apparentemente contenuto. In evidenza anche il ridimensionarsi delle aspettative a bisogni primari a causa di un contesto congiunturale che tende a deprimere le ambizioni.


La difficile situazione congiunturale sembra imporre alla maggioranza dei lavoratori (81%) diverse strategie per affermare il proprio valore professionale. In particolare, uno su due (il 50% del campione e in maniera omogenea fra giovani e meno giovani) ha intensificato l’attività produttiva aumentando le ore di lavoro, anche non pagate.
Le donne con un titolo di laurea hanno privilegiato la formazione personale e l’aggiornamento professionale per accrescere competenze specifiche e trasversali. I giovani sotto i 35 anni, specie se laureati, hanno puntato su due fronti, quello della visibilità in Rete (come l’aggiornamento del profilo su LinkedIn) e quello della preparazione, accettando anche di imparare un’altra lingua o di conseguire un nuovo titolo di studio.


Relativamente ridotto invece, 4 su 10, il numero di chi ha accettato condizioni di lavoro sfavorevoli. Insicuri sulla situazione lavorativa contingente, ma fiduciosi se pongono lo sguardo al futuro, è il ritratto dei giovani di oggi che contano per i prossimi cinque anni sul calo della disoccupazione, su uno stipendio medio adeguato e sperano di ottenere una professione in linea con le loro capacità. Di tutt’altro avviso i colleghi over 34, che pronosticano un maggiore ricorso alla flessibilità sul lavoro, alle raccomandazioni e un maggiore allungarsi dei tempi di ingresso nel mondo del lavoro alla fine degli studi. Nell’agenda di interventi proposti per riagganciare la ripresa del mercato del lavoro, spiccano il suggerimento del 37% degli intervistati di offrire incentivi alle aziende che assumono e il sostegno statale delle start up per i giovani e le donne (17%), e la formazione aziendale (10%). Meno caldeggiate le proposte inerenti sussidi di vario genere (5,5% circa di media).
La maggioranza dei lavoratori ha fiducia nelle agenzie per il lavoro, che considera utili per sperimentarsi in ambiti di lavoro diversi tra loro. L’abilità riconosciuta alle agenzie di incrociare domanda e offerta di lavoro fa sì che oltre alla famiglia, a cui si ricorre in prima battuta in caso di difficoltà, le agenzie per il lavoro rappresentino un valido supporto.


Fondamentalmente propositivi, i lavoratori italiani pur mantenendo un atteggiamento limitatamente ottimista verso il futuro, si impegnano per dare il proprio contributo personale sul lavoro (63%), anche se non richiesto. Approcciano il lavoro in modo passionale (45%), cercando di trasmettere entusiasmo, non esitando a trattenersi oltre l’orario per portare a termine un progetto e cercando di tenersi aggiornati per gratificazione personale, anche se il lavoro non è il campo in cui i lavoratori cercano di realizzarsi (vale solo il 38%) e lo considerano come il mezzo per raggiungere stabilità economica (62%).


Tratto da: Redazione, 10 marzo 2013.

 

Data di pubblicazione: 01/10/2013 15:55
Data di aggiornamento: 02/10/2013 15:20