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Giovani "choosy"

Guadagnano poco, sono disposti a lavorare il sabato e la domenica e accettano impieghi anche al di sotto delle proprie competenze, per meno di 900 euro al mese. Questi sono i giovani “choosy” (schizzinosi) al loro primo impiego.
Datagiovani ha scattato per Repubblica la fotografia degli under 30 che si sono affacciati al mondo del lavoro nella prima metà 2012. Si tratta di un’analisi prodotta sulla base dei microdati Istat della Rilevazione continua sulle forze di lavoro, accostata a quella dell’ ultimo periodo pre-crisi, il primo semestre 2007.

La prima grande differenza è che nel 2007 gli under 30 al primo impiego (svolto da non più di 12 mesi) erano 435mila, 80mila in più di oggi (355 mila). Una flessione del 20 per cento che si giustifica in parte con un invecchiamento della popolazione ma anche con una minore disponibilità di posti di lavoro, per i giovani in particolare. Ed è al Sud che questo fenomeno è più evidente, con una diminuzione del 24 per cento di neoassunti (al Nord siamo a -12 per cento), e tra coloro che hanno studiato meno, fermandosi alla scuola dell’obbligo (-46 per cento): nel 2007, circa tre giovani al primo impiego su dieci si erano fermati al massimo alla scuola media inferiore, ed il 53 per cento al diploma o alla qualifica professionale, mentre nel 2012 chi ha solo la terza media scende al 19 per cento sul totale dei nuovi assunti, mentre salgono al 59 i diplomati e al 22 i laureati.

Purtroppo un maggiore livello di istruzione non garantisce né la qualità del lavoro né la sicurezza del domani. Infatti nel 2012 sono ben 222mila i giovani al primo impiego precari – settemila in più del 2007 – pari al 62 per cento del totale dei neoassunti, mentre nel 2007 erano meno della metà. A ottenere subito un contratto a tempo indeterminato oggi sono solo il 26 per cento degli under 30, nel 2007 erano il 33 per cento. Il più gettonato è il contratto a termine, che passa dal 46 al 55 per cento.

Una formula, questa, che non serve più alla formazione o a circoscrivere un periodo di prova del nuovo lavoratore, come dovrebbe essere, ma che spesso cela uno sfruttamento e una “precarizzazione consolidata” del lavoro. In base alle conclusioni della ricerca Datagiovani, se nel primo semestre 2007 quasi sei “primi contratti” su dieci erano per formare il lavoratore (43 per cento) o verificarne le capacità (14), e il 15 per cento erano lavori occasionali o discontinui, nel 2012 la formazione si è ridotta al 26 per cento (meno 37mila giovani), mentre l’incidenza dei contratti a scadenza è più che raddoppiata.

La prova del nove di questo cambiamento si ha anche verificando il tipo di contratto, che vede una diminuzione dell’incidenza dell’apprendistato come primo contratto, passata dal 27 al 22 per cento (11mila neoassunti in meno) e la crescita dei contratti a termine.
Non solo, si è anche ridotta la durata media dei contratti: escludendo gli apprendisti, dal 2007 si è ridotta di quattro mesi e oggi è di circa dieci mesi e mezzo. Meno di un giovane su quattro neoassunto precario ha un contratto che superi l’anno.
Ma dove trovano lavoro i giovani? Sei su dieci nel terziario, che nel tempo ha continuato a dare lavoro ma che è anche il settore più “precario” in assoluto. Industria e costruzioni hanno dimezzato le capacità di creare nuovi posti di lavoro rispetto al 2007.
Cresce l’agricoltura ma parliamo di volumi troppo piccoli per compensare le perdite degli altri campi, come quello di artigiani e operai specializzati (- 43 per cento) o dei conduttori di impianti e operai semiqualificati (-58%). Datagiovani ha notato come stia crescendo tra i laureati il fenomeno dell’overeducation, vale a dire il fatto che i laureati svolgano mansioni che tendenzialmente potrebbero essere svolte anche senza una laurea.
Quasi un laureato su tre neoassunto nel primo semestre del 2012 rientrava in questa categoria, contro il 27 per cento del 2007. Questo fenomeno non è nuovo ed è determinato principalmente dal fatto che spesso si scelgono percorsi di laurea poco spendibili sul mercato del lavoro, ma la forte crescita registrata nel periodo di crisi testimonia il fatto che anche i laureati, anche non al primo impiego, si adattano a lavori meno qualificati rispetto a ciò che hanno studiato.
Non solo, sono anche disposti a lavorare, oggi più del 2007, in periodi cosiddetti “disagiati” o “asociali”, come il sabato (50 per cento dei neoassunti under 30) o la domenica (quasi il 25 per cento), la sera (22 per cento) o la notte (11 per cento). E un neoassunto mediamente guadagna 850 euro al mese, 130 euro in meno rispetto agli under 30 occupati nel loro complesso”. Più schizzinosi di così…

Tratto da: Datagiovani , 10 dicembre 2012.

Data di pubblicazione: 01/10/2013 15:52
Data di aggiornamento: 01/10/2013 15:54