.:: Filo ::.

Home > Comunicazione > News 2015 > Cultura digitale

Newsletter "Numeri e storie"

Cultura digitale

Le pmi italiane sono pronte a cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e da Internet per accrescere il loro business e diventare più competitive?

Le pmi stanno vivendo un periodo di profondo cambiamento: la tecnologia e il web avanzano con ritmi mai visti. L'azienda pronta ad abbracciare questa rivoluzione deve essere capace di unire tradizione e innovazione e deve acquisire quella cultura digitale in grado di farla crescere e renderla competitiva.
Tuttavia oggi un imprenditore che voglia approcciarsi al digitale e cogliene le opportunità spesso e volentieri si avvale del supporto di consulenti senza avere una visione completa del web. Non conosce infatti il mercato e ha difficoltà a valutare i costi delle attività e a capire i canali e la strategia più adatta alla sua situazione. Per le pmi si tratta di un gap difficile da superare e, il più delle volte, procedono per tentativi e per esperienze successive spesso dispersive e costose. L'argomento è affrontato da Rosa Giuffrè, autrice di Futurosemplice.net e del libro Cambia testa e potenzia la tua azienda con la cultura digitale (Flaccovio Dario, 2015).
Per cominciare la cultura digitale si è sviluppata grazie alle nuove tecnologie e in particolare a Internet. Presenta tre caratteristiche fondamentali che occorre sempre tener presente e «sfruttare» a pieno:

 

La partecipazione: implica un ruolo attivo da parte degli utenti che non sono più solo fruitori passivi dell'informazione ma diventano attori e autori della società dell'informazione. Il modello di comunicazione non è più «uno-a-molti» diventa di tipo «molti-a-molti».
La digitalizzazione: implica la conversione digitale e l'accesso remoto alle tradizionali pubblicazioni. Questo è possibile grazie alla omogeneità dei dati poiché sullo stesso supporto possono essere archiviati e visualizzati contenuti originariamente differenti come testi, immagini, suoni. La digitalizzazione permette del resto una maggiore archiviabilità dei dati in poco spazio; questi dati diventano quindi facilmente trasportabili e accessibi/condivisibili da un grande numero di potenziali fruitori.
Da qui si ricava la terza caratteristica ovvero il ri-uso dell'informazione; si tratta della possibilità di accedere più facilmente all'informazione combinandola, riutilizzandola e condividendola. Ecco allora come si palesi immediatamente uno delle problematiche maggiori della cultura digitale: l'enorme quantità di informazioni alle quali si può avere accesso ma della cui qualità non si è certi. Infatti sul web chiunque può pubblicare un testo che è sottoposto solo al controllo di altri utenti.

La cultura digitale non è semplicemente cultura tecnica: è un percorso di conoscenza e trasformazione necessario ai piccoli imprenditori, commercianti e artigiani che vogliono essere aggiornati per comprendere come poter abbracciare tutte le possibilità che il digitale offre al loto business.
La cultura digital implica innanzitutto consapevolezza: prima di agire è necessario sapere che strada percorrere, mentre oggi capita sovente che si aprano siti, pagine social e blog senza sapere «perché», ma solo perché lo fanno tutti.
Per le pmi è importante allora selezionare un partner o un consulente che possa guidare l’azienda partendo da un’analisi del mercato attuale. Tutto deve partire dalle esigenze e caratteristiche dell'azienda, dal prodotto/servizio che offre, dal mercato di riferimento, dagli obiettivi di business aziendale alle risorse umane interne.
Rosa Giuffrè individua 6 parole chiave:

Umiltà: cambiare testa non è semplice, è la parte più difficile, ma dopo tutto il resto è semplice tecnica!
• Innovazione: bisogna cercare il giusto mix tra tradizione e futuro.
Alta qualità: non dimenticare mai che il made in Italy è un brand con un valore altissimo.
• Contaminazione: aprire le porte al mondo esterno, far entrare giovani startup e idee: le capacità tecniche dei nativi digitali mixate all’esperienza sul campo dell’imprenditore, sono una combinazione che deve essere innescata.
Resilienza: non perdere mai la capacità di agire e reagire alle situazioni più negative con una spinta sempre propositiva. Non sempre si faranno scelte giuste, ma è proprio da qui che si impara e si avanza.
Social: occorre creare e sviluppare social enterprise perché un dipendente motivato rende di più. Coinvolgere collaboratori, sentirsi appartenente a un’azienda e avere la sincera sensazione che il tuo lavoro quotidiano è necessario per raggiungere insieme gli obiettivi aziendali è oggi di vitale importanza. Le «aziende felici» sono quelle che hanno compreso questo, ovvero che non c’è business senza valori etici, e non ci sono valori senza la consapevolezza di dover tornare a essere persone.

 

Data di pubblicazione: 11/05/2015 11:18
Data di aggiornamento: 11/05/2015 11:19