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Scuola e lavoro. Mai così vicini

Sono passati tre anni da quando il sistema camerale italiano, nel 2012, ha dato avvio alla prima edizione di “Scuola elevata al lavoro”, il progetto che ha permesso complessivamente a più di 9.000 studenti italiani delle scuole secondarie e degli ITS (istituti tecnici superiori) di fare stage di alternanza scuola-lavoro in ambienti lavorativi internazionali - in Italia e all’estero - e di sperimentare il “jobday”, un giorno passato in azienda accanto ad un lavoratore per osservare il lavoro da vicino, mutuato dalle esperienze nord-americane del Job-shadowing. “Scuola elevata al lavoro” è un esempio concreto dell’impegno che il sistema camerale, nella sua funzione di anello di congiunzione tra sistemi formativi e mondo della produzione, spende per facilitare il passaggio dei giovani al lavoro, realizzando percorsi di alternanza e orientamento, sviluppando una maggiore consapevolezza dei fabbisogni espressi dalle imprese (Sistema Informativo Excelsior) perché i ragazzi, anche con l’aiuto dei loro insegnanti e delle loro famiglie, possano fare scelte più consapevoli per il loro futuro personale e professionale.
Quest’anno, sono stati un migliaio i ragazzi coinvolti e impegnati nella realizzazione dei percorsi di stage “internazionali” presso le sedi di aziende e istituzioni in Italia e all’estero (con prevalenza di paesi dell’Europa) provenienti da un centinaio di istituti scolastici secondari e oltre 1.800 gli studenti dei JobDay (tra questi sono compresi anche quelli delle scuole statali italiane all’estero di Istanbul, Madrid e Barcellona) di 170 istituti scolastici all’incirca (tra tecnici, professionali, alberghieri, per l’agricoltura, licei scientifici, classici, linguistici, artistici etc.) e più di cinquecento aziende.
I risultati? Buonissimi davvero – anzi «scuola e lavoro. mai così vicini» - a sentire gli studenti, che direttamente, senza mediazioni, con entusiasmo, speranza, ma anche qualche preoccupazione per il loro futuro, ce li hanno raccontati nelle tante interviste che abbiamo raccolto - spesso via skype, talvolta anche in presenza - sulle loro esperienze di stage e jobday.

 


Prima partire?Curiosi, emozionati, determinati. Talvolta alla prima esperienza all’estero, spesso alla prima esperienza in azienda.


Come ad esempio:
Lucrezia. «Il giorno prima di partire non ero emozionata ma curiosa di vedere che cosa mi aspettava una volta arrivata a Malta»
Klaudia. «I miei genitori erano un po’ preoccupati perché era la prima volta che andavo all’estero da sola, ma anche contenti perché sapevano che era una grande opportunità per me».

 

Matteo. «La sera prima di partire ero molto emozionato. Era un progetto al quale mi preparavo da qualche mese e non vedevo l’ora di realizzarlo. I miei genitori erano un po’ tristi, perché sarei stato fuori per 15 gg.»


 

Luca dell’istituto nautico. «Sono dell’indirizzo “macchinisti”. E’ la prima volta che vado all’estero. Voglio imparare qualche cosa di nuovo e fare molta più pratica di quanta ne facciamo noi a scuola».

 

 


    

Durante lo stage? Pronti a osservare e capire di più del mondo del lavoro, magari anche imparando a conoscere e apprezzare i lavori artigiani. Impegnati a parlare le lingue… a sperimentare l’autonomia … a riflettere sulle proprie passioni e attitudini, anche in una prospettiva lavorativa.


    

Andrea. «È la mia seconda esperienza di stage. E’ un’esperienza che mi allettava: perché si trattava di argomenti per me interessanti: dovevo “testare” i siti dell’azienda dove svolgevo lo stage. In sostanza facevo da tester esterno: navigavo i siti come un normale utente esterno, segnalando eventuali malfunzionamenti perché potessero essere corretti».

Ilenia. «Ero a Bruxelles, eravamo in tre italiani in un appartamento, dove ci siamo autogestiti. Perciò prima della partenza ho imparato le cose base di cucina, perché non ne sapevo niente. Poi arrivata lì è stato naturale fare quello che serviva.  La mattina nel B&B ho avuto occasione di parlare in inglese con gli ospiti internazionali, mentre il francese era la lingua per i colleghi. Il pomeriggio al pub avevo  relazioni sia con i colleghi che con i clienti».

Valerio. «Il mio stage consisteva nello stare nell’ufficio informazioni turistiche di Livorno per dare informazioni soprattutto ai turisti che scendevano dalle grandi navi da crociera per visitare sia Livorno che le città vicine, come Pisa, Firenze….  Il nostro compito era soddisfare la curiosità dei turisti riguardo alle cose da vedere in Toscana. Lo stage aiuta ad imparare delle cose che a scuola non si apprendono, ad esempio come relazionarsi  con persone di culture diverse. Nella mia scuola, il liceo linguistico, si impara la lingua, ma gli aspetti relazionali si imparano solo attraverso questo tipo di esperienze. E a me ha aiutato molto.  Non so ancora che cosa farò da grande. Però questo stage mi ha aiutato a capire che vorrei restare nel campo del turismo perché ci sono cose che so di saper fare e che mi piacciono tanto».

Sara. «Ho acquisito sempre più autonomi a e sicurezza, tanto che alla fine mi lasciavano quasi da sola a gestire la reception, i clienti, le chiamate e le prenotazioni, oltreché i vari problemi da risolvere lì per lì. E’ andato tutto bene e ho imparato molto. Soprattutto a gestire la relazione con i clienti, a prendermi le mie responsabilità e ad essere sempre molto disponibile ed educata con al clientela. Parlavo in spagnolo, inglese e italiano. Ho migliorato la comprensione della lingua e alla fine sono sempre riuscita a capire e soddisfare le richieste dei clienti».

Delia. «Ho fatto la cameriera e la receptionist in un hotel. Sono al V anno del liceo scientifico. Il mondo del lavoro mi è sembrato per alcuni aspetti difficile. Ma l’esperienza è stata bella e formativa, mi è piaciuta.  Voglio iscrivermi a odontoiatria, che non c’entra molto con la cameriera. Ho pensato che comunque nel CV mi poteva essere utile mettere lo stage in vista di presentarlo per fare qualche lavoro estivo».

Sara. «Ho lavorato in un negozio/laboratorio di modo che vendeva cappelli e abiti da cerimonia. Sono stata sia nel laboratorio facendo un lavoro manuale di preparazione dei materiali, sia in negozio per l’accoglienza dei clienti. Ho tradotto in italiano anche le pagine del sito. Anche se molti in Italia pensano che il lavoro manuale sia meno nobile del lavoro intellettuale. Ho capito che per fare un lavoro manuale bisogno usare molto cervello ed avere talento. Lo stage a Siviglia mi è servito anche per capire che il lavoro manuale e di creazione potrebbe far parte della mia vita, mentre prima non ci avevo mai pensato».

Giuseppe. «Sono stato a Dobrich in Bulgaria in una Camera di commercio che aiuta le PMI a inserirsi nel mercato europeo: dalla ricerca fondi agli strumenti per l’internazionalizzazione delle imprese. Sono qui perché mi interessa sapere di più del mercato europeo e sulle PMI. Da grande vorrei lavorare con le lingue straniere, fare mediazione linguistica all’interno delle imprese del settore turistico, ma anche insegnare le lingue. Mi piacerebbe insegnare nelle scuole  per avvicinare i ragazzi alla lingua e alla cultura italiana».

 


E nel jobday? Preparati adosservare il lavoro, capire le funzioni aziendali, leggere le proprie competenze tecniche e trasversali. Capaci di avviare una riflessione per il proprio futuro di studenti e lavoratori…


Eleonora. «Il Jobday è stata un’opportunità davvero molto bella, perché ho visto di persona che cosa fanno le persone mentre lavorano».

 

 

 

Manuel. «Ho visitato i reparti e l’ufficio tecnico insieme con i tecnici che fanno progettazione per le officine che stanno piano di sotto. E’ stata  un’esperienza utile ma che sarebbe bello fare con più tempo. Molto interessante perché ti fa vedere come sono suddivisi i compiti e le varie operazioni all’interno delle aziende».

Niccolò «Ho scoperto che mi piace parlare e ascoltare gli altri. Non so se questo potrà trasformarsi in un futuro lavoro. Bisogna vedere come cambierò io e gli altriOra non mi vedo come un impiegato, ma non so neppure se avrò le capacità per dirigere un’impresa. Di questa giornata porto con me un bel ricordo, ma anche un contatto che spero di mantenere».

Zaitong.  «Durante la mia giornata di JobDay ho seguito vari mentor , per vedere tutti i settori dell’azienda: dalla parte amministrativa alla produzione delle schede elettroniche. Ho imparato che molte cose che facciamo noi a scuola non vengono messe in pratica nel mondo del lavoro. Molte cose che facciamo a scuola secondo me sono inutili!Ma ci sono anche cose che ho imparato a scuola che mi sono servite per comprendere di più il mondo del lavoro, come per esempio il linguaggio di programmazione. Prima non sapevo neanche che cos’era ora so anche a che cosa serve».

 


E poi? in conclusione, ho imparato ….


Noemi. ….«a trasformare la teoria di cinque anni a scuola nella pratica, che ho vissuto in questi 15 giorni, che sono comunque pochi.  Obiettivamente non si impara tantissimo. Alla fine però delle cose le ho imparate! e una delle più importanti è che quando si va fuori dal proprio paese si incontrano diversi tipi di culture anche lavorative , e quindi bisogna essere flessibili. Ad esempio, facevo orari un po’ strani (dal punto di vista italiano) la mattina dalle 10 alle 14 e il pomeriggio dalle 15 alle 20. Eppure mi sono adattata e sono riuscita ad affrontarli bene».

Beatrice  … «che nel mondo del lavoro per ottenere qualche cosa bisogna lavorare sodo e in maniera costante».

 

 

 

Anna. … «ad arrangiarmi, organizzandomi pranzi e cene e orientandomi sui mezzi per andare in azienda. E’ stata una grande esperienza che mi piacerebbe davvero ripetere, magari anche in altri paesi, dato che studio anche lo spagnolo e il tedesco.  Ma niente spaghetti, perché la qualità della pasta non era molto affidabile!»

 

Cristian. … «che le relazioni tra le persone all’interno dell’ufficio sono molto importanti e la collaborazione in un ufficio tecnico è indispensabile per ottenere un buon risultato».

 

Eleonora. …«che è stato bellissimo anche relazionarmi con colleghi adulti e non miei coetanei e  scambiare con loro informazioni e poi ricevere i loro complimenti a fine lavoro».

 

 

Alessandro. …«la mia aspirazione massima è quella di progettare e realizzare. Io vorrei avere una mia impresa. Per vincere la paura di non farcela penso agli altri e penso come hanno fatto e mi chiedo perché io non ci dovrei riuscire. Capisco alla fine che ho le stesse capacità di qualunque altra persona e che ci posso riuscire anch’io».

 

Di tutto questo. Di lavoro, di impresa, di capacità e competenze, di attitudini, passioni e di speranze se ne parlerà alla terza edizione de “La Giornata del lavoro e del fare impresa”, a Unioncamere il prossimo 4 dicembre 2014. Alle 10.00 il Presidente e il Segretario Generale di Unioncamere apriranno l’evento che ha al centro le testimonianze degli studenti degli Stage (di Ragusa) e JobDay (Rieti e in web conference Istanbul) - quelle della docente del Liceo Galvani di Campobasso che ha realizzato uno stage formativo e della Camera Italiana a Madrid che ha una significativa esperienza sui temi della formazione e dell’orientamento. Si proseguirà quindi con gli interventi del fondatore di Skuola.net, Daniele Grassucci, e della manager di UBER_Italia, Benedetta Arese, persone che hanno saputo e sanno sviluppare e far crescere - in termini lavorativi - la propria “passione” e che, proprio per questo, sono testimoni particolarmente adatti a rappresentare il valore dello studio e della formazione e il significato del lavoro e della vita professionale. Uno spazio dal pubblico – con altre testimonianze di studenti e docenti da Cuneo, Barcellona, Madrid, Pavia, Verona… – e le riflessioni finali affidate ai rappresentanti del Ministero dell'Istruzione e dello Sviluppo Economico concluderanno la Giornata.

 

Vi aspettiamo. Partecipate numerosi.

Data di pubblicazione: 23/12/2014 10:27
Data di aggiornamento: 29/12/2014 12:52